Un tempo erano i caffè chantant, poi sono venuti i discobar e il karaoke, ora è il momento dei listening bar. D’altra parte un locale senza musica non ha senso e, sebbene con la naturale evoluzione dei format, il mondo food ha sempre messo al centro la musica fra gli attrattori principali.
La musica è parte integrante dell’esperienza di acquisto e di consumazione, tanto nel mondo retail e che in quello della somministrazione: oltre il gusto, l’olfatto e la vista, la musica, ovvero l’udito, dà il contesto del luogo in cui ci si trova. È la colonna sonora dell’esperienza e del posizionamento del locale. Oggi anche grandi multinazionali, da Zara a Campari, passando per il precursore Disaronno, pubblicano le loro compilation su Spotify per motivi di branding e per farsi ricordare fuori dai locali stessi.
Mai lasciare la musica al caso, perché fa parte dell’esperienza di acquisto. Con due funzioni: di contesto e di posizionamento.
I locali hanno da sempre un ruolo sociale, e ascoltare o suonare la musica sono essi stessi elementi di socialità. Entrare in un luogo dove la musica è quella giusta predispone al restarci, se poi uniamo alla musica un buon drink, il più è fatto.
La musica nei locali ha quindi due funzioni: la prima di contesto, la seconda di concept. Il Buddha bar a Parigi e il Cafe del Mar a Ibiza erano concetti di locali dove si andava in primis per sentire la musica, così come il Dublin Castel a Londra è il pub dove hanno iniziato a suonare i Coldplay, Amy Winehouse e tanti altri gruppi.
Dj e musica dal vivo oggi servono per fare una serata e attrarre persone, come uno strumento di promozione. Ma ogni locale deve riflettere su quale colonna sonora sia la più adatta: in un locale vintage il juke box con le musiche del passato è l’ideale, in un pub gestito da un appassionato di musica metal la playlist è fatta. Se il locale riflette un posizionamento sul mercato e i gusti di chi lo gestisce, le linee guida della musica sono già tracciate, oppure se il vostro locale non ha nessuna particolarità ma svolge una funzione di servizio per target indifferenziati, basterà una colonna sonora più semplice, più “piaciona”, più basata sui grandi classici, ma allo stesso tempo coinvolgente.
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Niente distrazioni, quando la musica è al centro dell’esperienza si deve capire, con gli elementi giusti e senza perturbanti come schermi invasivi o volumi di fondo concorrenti.
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Un listening bar non può lasciare nulla al caso in fase di progettazione, dalla qualità dell’impianto alla disposizione dei diffusori, passando per una scelta dei materiali che valorizzino la qualità dell’ascolto.
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Arredi comodi e accoglienti favoriscono soste più lunghe per consumare più di un drink ascoltando la musica preferita.
Le regole chiave
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COERENZA La musica è una componente essenziale dell’esperienza del locale, deve essere coerente con il posizionamento e allo stesso tempo differenziarvi sul mercato.
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DINAMICITÀ Cambiare la playlist del locale durante la giornata e rinnovarla stagionalmente.
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SEMPLICITÀ Se siete un locale di servizio siate semplici: la colonna sonora è fatta delle canzoni più memorabili, quelle che conoscono tutti e danno sempre gioia.
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EFFETTO Se il concept del locale ha un posizionamento particolare, se siete una “destination”, ricercate le musiche più adatte e più sconosciute per i vostri clienti. Il miglior effetto che potete ottenere è che le ricerchino su Shazam!
Gli errori da evitare
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RADIO La radio non è una colonna sonora, è la stessa musica che i clienti ascoltano in ufficio. Tante parole, poca musica.
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VOLUME Attenzione al volume: anche nel locale più coinvolgente dal punto di vista sonoro non bisogna fare l’errore che i clienti non riescano a comunicare con i commensali e con il personale.
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GUIDA All’interno di qualsiasi locale in cui il tema musica non sia casuale, ci deve essere un responsabile della musica: quello che seleziona le playlist e i performer.
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CONFUSIONE Mai confondere la musica di contesto dagli eventi come dj-set e concerti: la prima è la normalità, la seconda spesso un evento per attrarre clienti che va comunicato.